Il sindaco Palamara di Lurate Caccivio è felice del fatto che il suo amico Rinaldin è stato proclamato innocente
Febbraio 23rd, 2010 by Rocco
CLICCA QUI PER COLLEGARTI CON IL PDL Lavoriamo per mantenere gli impegni.
SIAMO LA MAGGIORANZA PDL DEL FARE

volantino-di-rocco-palamarapdf
A Gianluca, il consigliere regionale della gente!
Oggi è una giornata di verità brillante, lucente e commovente,
perché Gianluca Rinaldin è stato proclamato innocente!
E noi persone sue amiche siamo orgogliose e contente!
Rocco Palamara
rinaldin-innocente-uno-di-noicon-noiperr-noi-e-tra-la-gente
CLICCA QUI PER COLLEGARTI Elezioni Regionali : ” In bocca al lupo” e cin cin!
Io scrivo volentieri Gianluca Rinaldin!
Scrivilo anche tu accanto al simbolo del Popolo della Libertà!
Gianluca Rinaldin è un grande amico e ama Lurate Caccivio e tutta la provincia di Como, la Lombardia e l’Italia come me e come tutti voi! Forza Gianluca! Viva il Popolo della Libertà!
su-rinaldin-ho-mentito-al-magistrato-pdf
Il sindaco Palamara di Lurate Caccivio è felice del fatto che il suo amico Rinaldin è stato proclamato innocente
«Su Rinaldin ho mentito al magistrato»
Clamorosa retromarcia dell’ex assessore Bin: «L’ho accusato di aver preso tangenti, ma non è vero»
Giorgio Bin finisce la sua confessione, sospira, alza gli occhi al soffitto e chiede: «E domani cosa succederà, dopo questa intervista?»
Giorgio Bin finisce la sua confessione, sospira, alza gli occhi al soffitto e chiede: «E domani cosa succederà, dopo questa intervista?». L’ex assessore al Turismo della Provincia, caduto in disgrazia dopo che la magistratura milanese lo ha bollato come corrotto e truffatore, entra a piedi uniti nella campagna elettorale per le regionali. Ma se fino all’altroieri si sarebbe potuto pensare - alla luce delle confessioni che tanti guai hanno provocato a Gianluca Rinaldin - a un intervento a gamba tesa proprio sul predecessore a Villa Saporiti, oggi sorprende tutti e sconfessa la sua stessa confessione: «Ho mentito al magistrato. Gianluca non ha mai preso neppure un euro di tangente». Come, scusi?
Quando sono stato interrogato dal pubblico ministero, nel suo ufficio in procura a Milano, ho detto di aver ritirato una busta di soldi destinati a Rinaldin. Oggi sento il dovere di dire che ho detto il falso.Il falso a pubblico ministero è reato, sa che con questa intervista rischia di farsi mettere sotto accusa?
Sono consapevole delle conseguenze: ne ho parlato con il mio avvocato, Lucio Levi, e lui mi ha messo in guardia. Però non ce la facevo più a tenermi dentro questa verità.
Va bene, andiamo con ordine. Lei poco più di un paio di anni fa, davanti al pubblico ministero Francesco Prete, confessò di aver intascato una mazzetta di 5mila euro da Umberto Tagliaferri, l’allora direttore del Coordinamento turistico lago di Como sotto inchiesta per truffa aggravata ai danni della Regione Lombardia per i lavori di ristrutturazione del lido di Menaggio. In quell’occasione mise in mezzo anche Rinaldin, dicendo che sapeva della corruzione e che aveva preso pure lui dei soldi. Oggi ci dice che si è inventato tutto?
So che suona strano, ma mi permetta di spiegare.
Prego.
Devo fare una premessa: a me della politica, oggi, non me ne frega un c…. Ed evito accuratamente di leggere le notizie di politica, soprattutto locale. Però l’altroieri mi è caduto l’occhio sulle polemiche nei confronti del consigliere Rinaldin e sul fatto che la sua candidatura alle regionali fosse a rischio perché inquisito, sostanzialmente per colpa mia. Bene, questo io non lo voglio e ora penso di dover riparare a quel torto.
Ci spieghi quella confessione, allora.
Avevo fatto 31 giorni di carcere a San Vittore, in una cella di quattro metri per due in compagnia di un paio di delinquenti abituali che fumavano tutto il giorno e che tenevano la tv accesa anche la notte. E che quando uscivano di cella mi dicevano: «Professore, al nostro ritorno qui dev’essere tutto pulito». Dopo un mese così, lontano dalla mia famiglia, preoccupato per la mia incolumità, avrei fatto di tutto per non tornare in carcere.
Anche confessare il falso, mettendo nei guai altri?
Cerco da anni una ragione psicologica per quel che ho fatto, ma sì: anche mettendo nei guai altri.
Continui.
Ero nell’ufficio del dottor Prete, dove ero stato portato in manette. Ad un certo punto, nel corso dell’interrogatorio, entra la segretaria del pubblico ministero per far firmare delle carte urgenti e io e il mio legale veniamo fatti uscire. Chiedo all’avvocato come stia andando e lui mi risponde che l’impressione era che il magistrato non fosse felice per le risposte. Mi è caduto il mondo addosso. Così sono rientrato e mi sono inventato di sana pianta l’episodio della busta con i 5mila euro. L’ho fatto per far contento il pubblico ministero nella speranza di tornare libero.
E Rinaldin perché l’ha tirato in causa?
Perché in quel momento il magistrato mi ha preso in contropiede e mi ha chiesto: «Il consigliere Rinaldin sapeva della tangente?». E io ho risposto: «Sì, ne era a conoscenza». Ma lui non poteva sapere un bel nulla, perché di mazzette non ce ne sono mai state.
Ma scusi, è stato lei a raccontare di aver ricevuto da Tagliaferri una busta indirizzata al consigliere Gianluca Rinaldin e, dopo aver sbirciato all’interno, aver scoperto che si trattava di una tangente. Cos’era, un modo per metterci il carico da novanta?
No, in quei momenti non si pensa a quelle cose, ma si cerca di raccontare ciò che si suppone voglia sentire il magistrato che si ha davanti. Comunque no: di soldi non ce ne sono mai stati.
A sentirla sembra quasi che le abbiano estorto la confessione.
No, no: non ce l’ho con la giustizia, sia ben chiaro. E neppure con il pubblico ministero, lui ha fatto il suo lavoro. Penso però che dopo 31 giorni di carcere, in quelle condizioni psicologiche, una persona che non è abituata a stare in cella sia disposta a confessare di tutto. La realtà si mischia alla fantasia e tutto si confonde. Dopo diversi mesi ho iniziato a realizzare cosa avevo fatto e ho detto a me stesso: «Ma come hai potuto dire una cosa del genere?».
Perché scaricarsi la coscienza con un’intervista, anziché scrivere una lettera privata a Rinaldin?
La lettera l’ho scritta. Due mesi fa ho inviato ai suoi avvocati una memoria dettagliata per ritrattare ciò che avevo confessato. Ora mi sento in dovere di farlo pubblicamente, soprattutto perché leggo che per colpa mia Gianluca potrebbe avere problemi riguardo alla candidatura.
Ma non era stato lei, due anni fa, a consigliare a Rinaldin di lasciare la politica? Cos’è cambiato?
Guardi, io ora so che la politica è una malattia. Una brutta malattia. È vero: ho consigliato a Gianluca di lasciare perché la politica è totalizzante e volevo salvarlo. Ma lo vedete? Sembra che abbia il verme solitario addosso, tanto ci si impegna nella politica. Quel consiglio resta. Ma è il consiglio di un padre a un figlio.
Queste sue parole rischiano di essere interpretate politicamente, lo ha pensato?
Certo, ma qui la politica davvero non c’entra. Avevo questo peso addosso e dovevo assolutamente togliermelo dallo stomaco. Stanotte penso che, finalmente, potrò dormire tranquillo.
Paolo Moretti
Sul sito internetwww.laprovinciadicomo.it 22 febbraio 2010 La videointervista a Giorgio Bin
Il profilo di Rocco Palamara | Crea il tuo badge
Squilli di trombe:«Din-don-din,grazie caro Bin…»
S’ode a destra uno squillo di trombe. Non proprio a destra, diciamo a centrodestra, nemmeno troppo centro. Insomma lì, ove vuole collocarsi Gianluca Rinaldin che ieri ha inaugurato la sua sede elettorale, non pago di possedere una «sede e basta». La (ri)discesa in campo prenatalizia era stata presa d’assalto, ma i politici locali erano andati sommamente cauti: un passaggio veloce del sindaco Bruni, pochi colleghi del Pdl abbastanza defilati anche se sarebbe bastato l’arrivo di Guido Podestà a dare l’imprimatur ufficiale a quell’evento preveggendo, dixit il coordinatore lombardo del partito, la candidatura del consigliere uscente. Ieri l’interno di via Dottesio è stato, invece, preso d’assalto, tutti a testa alta, tutti desiderosi di affermare «ScriviAmo Rinaldin». Non basta: tra le mani arriva questo ciclostilato, tutto da leggere, magari con tono stentoreo e la voce rotta dalle lacrime. «Oggi è una giornata di verità brillante, lucente e commovente, perché (a capo) Gianluca Rinaldin (a capo) è stato proclamato innocente! E noi persone sue amiche siamo orgogliose e contente!». Uno scritto firmato dal sindaco di Lurate Caccivio Rocco Palamara (che precisa «autore» in calce), riferito alle dichiarazioni di GiorgioBin (nella foto tonda) e sottoscritto dai consiglieri comunali del Pdl. Difficile, quasi impossibile entrare per i ritardatari, pochi sono riusciti ad accaparrarsi il gadget più ambito (un portachiavi a forma di morbida lampadina antistress - accesa - con il nome del candidato ben in evidenza) e gli irriducibili dei buffet preelettorali forse sono rimasti a bocca asciutta. Niente paura: oggi alle 19.30 ci si può rifare, grazie a Luca Gaffuri, al Birrificio di Como. E dire che la vecchia campagna di Rinaldin festeggiò proprio lì. Cambiano i tempi e, già che ci siamo, anche la canzoncina: «Din don din, din don din, grazie caro Bin…».
Alessio Brunialti
Rinaldin tra lacrime e sorrisi «Il partito non mi ha chiamato»
Dopo la retromarcia di Bin, intervista al consigliere regionale accusato di corruzione
«Non ho parlato con lui, ho letto anch’io La Provincia. Ma sull’inchiesta non dico nulla»
Rinaldin tra lacrime e sorrisi «Il partito non mi ha chiamato»
Dopo la retromarcia di Bin, intervista al consigliere regionale accusato di corruzione
«Non ho parlato con lui, ho letto anch’io La Provincia. Ma sull’inchiesta non dico nulla»
Disegna grechine su un pezzetto di carta. Osserva i suoi due telefoni che non la smettono mai di vibrare, ma non risponde. Si muove come se la sedia scelta per lui, nel suo nuovo punto elettorale, fosse troppo scomoda. Riesce perfino a commuoversi. Eppure la prova di un Rinaldin che non sa di esserlo è quell’improvvisa incapacità a trovare le parole: «Cosa devo dire?».
Per esempio se è più felice o più arrabbiato?
…(Sospiro)…
Prego?
Non lo so…
Proviamo così: se Giorgio Bin fosse qui davanti a lei, lo abbraccerebbe o lo prenderebbe a schiaffi?
Ma no… Posso dire questo: immagino quanto Bin abbia sofferto, ma ho sofferto molto anch’io.
Non sembra così felice del dietrofront del suo grande accusatore…
Non so come mi sento. Oggi a tratti piangevo, a tratti mi arrabbiavo. Chieda alla mia segretaria: mi vedeva ridere e poi commosso e poi ancora… Non so spiegarlo: ma io questa accusa di essere un corrotto me la sono sentita sulla pelle, qui non stiamo parlando di politica ma della vita vera. Capisce? Preferirei non parlarne, però…
Difficile dopo che l’uomo che con le sue dichiarazioni l’ha fatta finire ai domiciliari ha detto di essersi inventato tutto. Cosa pensa?
Guardi, dell’inchiesta non parlo. I miei avvocati mi hanno detto di non dire nulla, quindi su questo non voglio rispondere. Non so cosa accadrà ora, ma per me quella di oggi non è una giornata qualsiasi.
Non dovrebbe però essere stata una sorpresa, per lei: Bin ha detto di aver scritto ai suoi avvocati mesi fa.
I legali mi avevano avvisato, ma mi avevano anche detto di dimenticarmelo. Poi stamattina (ieri ndr) suona il cellulare: era Ivano Polledrotti. Che mi dice: «Hai letto la Provincia». E io subito a pensare male, magari qualche polemica politica. E invece. Non pensavo che Bin sarebbe uscito con una dichiarazione pubblica.
Si sorprenderebbe se, ora, il commento più gettonato alle parole di Bin fosse quello di un accordo pre-elettorale concertato con lei?
Non ci ho pensato. Se qualcuno dovesse dirlo sarebbe l’ennesima cattiveria, l’ennesima dimostrazione che se uno parla contro dice la verità, se parla a favore dice il falso.
Ma secondo lei perché Bin si sarebbe inventato tutto?
Ci ho riflettuto molto. E penso l’abbia fatto perché era in stato confusionale, in un momento contraddittorio e in cui era poco lucido.
C’è una cosa che Bin non si è rimangiato: il consiglio a lasciare la politica. Ha detto anche che lei ha il verme solitario della politica…
Se è un modo per dire che la politica è totalizzante è vero. È un po’ come essere innamorati di una donna fatale: ti coinvolge.
A proposito: qualcuno dei suoi avversari alle regionali l’ha chiamata dopo aver letto l’intervista?
No, nessuno.
Neppure i colleghi di partito?
No, neppure loro. Nemmeno il coordinatore del Pdl (Alessio Butti ndr).
Già, il Pdl: preoccupato che le portino via la candidatura?
Onestamente? No.
Via Dottesio, aperta - la sede elettorale: «Mai avuto dubbi»
«Noi non abbiamo mai avuto dubbi, ma ora sarà così per tutti. Finalmente la verità sta venendo a galla». E’ la frase che serpeggiava tra le decine e decine di persone che hanno partecipato, nel tardo pomeriggio di ieri in via Dottesio, all’inaugurazione della sede elettorale di Gianluca Rinaldin, uno dei candidati comaschi del Pdl alle prossime elezioni regionali. L’intervista pubblicata ieri da La Provincia all’ex assessore provinciale Giorgio Bin, che ha scagionato Rinaldin, finito nell’inchiesta ?Lake Holidays? per la nota vicenda del Lido di Menaggio (non ha mai preso mazzette, mi sono inventato tutto: questo il succo del discorso di Bin) era sulla bocca di tutti. La festa, così, in un certo senso è diventata doppia. Già in mattinata, d’altra parte, tra i fedelissimi di Rinaldin circolavano decine di sms di esultanza, con l’invito a «leggere il giornale» e a festeggiare. E il clima, nel corso dell’inaugurazione, era decisamente euforico. Volti sorridenti, pacche sulle spalle, e una folla a riempire il nuovo quartier generale di Rinaldin. Moltissimi gli esponenti locali del partito, con l’ala ?liberal? al gran completo e una nutrita pattuglia di giovani. Impossibile elencare tutti quelli che hanno preso la parola: dagli assessori comunali Etta Sosio e Ezia Molinari, ai consiglieri Stefano Rudilosso, Pasquale Buono e (a sorpresa) Veronica Airoldi, al presidente del consiglio comunale Mario Pastore. E poi, tra gli altri, gli assessori di Villa Saporiti Achille Mojoli, Sergio Mina e Ivano Polledrotti. Non si è visto il coordinatore Alessio Butti: «Io l’ho invitato ? ha detto Rinaldin ? In ogni caso il partito non è fatto solo dai vertici e sono felice di avere il sostegno di un numero impressionante di amministratori».
Mi.Sa.
le reazioni
Il no comment di Bruni, Pozzi e Butti - Nel Pdl solo Rudilosso solidale. Gaffuri (Pd): «Strano che parli proprio ora»
Nei corridoi della politica ieri non si parlava d’altro. La ritrattazione choc dell’ex assessore Giorgio Bin che “scagiona” Gianluca Rinaldin ha caratterizzato l’intera giornata politica. Ma dai vertici del Pdl non arrivano commenti ufficiali. Il coordinatore provinciale, il senatore Alessio Butti, ieri mattina ha detto solo: «Ho letto, ma no comment». Nessuna dichiarazione nemmeno dal sindaco Stefano Bruni: «Non ho nulla da dire, la vicenda non mi riguarda» ha risposto a precisa domanda. Tra l’altro dal suo ufficio era da pochissimo uscito proprio Butti. Ma entrambi, a taccuini chiusi, hanno detto che la questione Bin-Rinaldin non è stata neppure sfiorata durante l’incontro. Il coordinatore cittadino Stefano Rudilosso, vicino a Rinaldin, dice: «Non viene detto nulla di diverso da quanto ho sempre pensato rispetto alla condotta di Gianluca Rinaldin e sono certo che potrà essere dimostrato nelle sedi più opportune».
Lo sfidante di Rinaldin nel duello per la corsa al Pirellone, Giorgio Pozzi non si sbilancia: «Non entro nel merito - dice - non fa parte del mio stile. Dico solo che l’unico titolato a qualsiasi decisione è solo il presidente Berlusconi. Non entro nel merito perché mi occupo di politica e di quello, non di vicende e altre cose. Sono spettatore come i lettori. Mi interessa risolvere i problemi della gente. Tutto qui. Su resto sono una persona molto positiva e serena e mi auguro e auguro a tutti il meglio». Dal canto suo Luca Gaffuri, capogruppo a Palazzo Cernezzi e candidato in Regione per il Pd dice: «Mi aspetto che a questo punto la giustizia faccia il suo corso. Penso che se le parole di Bin corrispondono alla realtà si parla quantomeno di falsa testimonianza e, dall’altra parte, mi aspetto che Rinaldin chieda i danni di immagine che avrebbe subito in questi anni se le nuove parole di Bin sono veritiere. La cosa strana è che queste dichiarazioni escano nel momento in cui c’è il rischio di mancata candidatura di Rinaldin. Comunque l’esempio dovrebbe arrivare da chi sta a capo di un partito e quindi Berlusconi dovrebbe dimettersi immediatamente».
Indipendentemente dal dietrofront di Giorgio Bin, lei è tuttora imputato. Non pensa che, soprattutto in questo periodo, il Pdl possa decidere di evitare candidature come la sua?
Il garantismo è un valore nel Pdl: io non sono mai stato condannato e sono sicuro di dimostrare la mia innocenza. Non temo di perdere la candidatura. Ma posso dirle una cosa?
Prego
In questo momento non ci penso. Quasi non m’interessa. Sono così frastornato dopo le dichiarazioni di Bin che vorrei solo riposare».
Il foglietto è ormai zeppo di grechine. Spuntano due sostenitori: «Ha letto consigliere? Sarà contento…». Lui stringe mani e saluta. I telefoni continuano a vibrare. È tempo di rispondere.
Paolo Moretti
<
strong>Il piazzale del bersagliere - Una grande manifestazione per l’area di via Casale
LURATE CACCIVIO (M. Cl.) Come i fanti e gli alpini anche i bersaglieri, che già possono vantare su un loro monumento (nella foto), avranno una piazza a loro dedicata. La giunta ha deliberato di denominare ?Piazzale del bersagliere? il parcheggio di via Volta - angolo via Casale. «La locale sezione dei bersaglieri ci aveva segnalato, per una possibile intitolazione, il parcheggio nei pressi della loro sede, in via Roma ? spiega il sindaco Rocco Palamara ? Abbiamo però ritenuto opportuno scegliere un’altra area pubblica, in considerazione del fatto che nei pressi della sede dei bersaglieri c’è anche quella dei fanti. Si è preferita un’area ?neutra?, individuandola nel posteggio di via Volta - Casale che non ha ancora nome».
L’inaugurazione del nuovo piazzale coinciderà con il raduno regionale dei bersaglieri, in programma per il 18 e 19 settembre. Una prima assoluta, come spiega l’assessore Antonino Spoto: «Sarà una manifestazione di grosso richiamo, che porterà in paese un migliaio di persone. E’ la prima volta che in Provincia di Como viene organizzato un raduno regionale di bersaglieri. Non sarà un semplice raduno, ma un’occasione di aggregazione che coinvolgerà anche le attività commerciali e la popolazione nel suo insieme». Evento cui sta già lavorando, in collaborazione con l’amministrazione, la locale sezione dei bersaglieri che conta quaranta iscritti più venticinque simpatizzanti. Presieduta da Fabio Zanin, la sezione ha sede in una casetta di legno ? ex casa di prima accoglienza - concessa dal Comune in comodato d’uso, ristrutturata dai bersaglieri; sarà inaugurata nel corso del raduno.
www.laprovinciadicomo.it del 28 febbraio 2010
